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Dalla Dama della Bolla alle dame che lavorano, come le Raccoglitrici di zafferano, la Maestra del tombolo, ognuna è rappresentata in tutta la sua bellezza: uno splendore fatto di coraggio, forza, calore e colore.

LA DAMA DELLA BOLLA

A lei spetta l’onore di portare la Bolla del Perdono, durante il Corteo della Perdonanza Celestiniana. Adagiato su un cuscino, sorretto dalle mani della Dama della Bolla, oggi sfila soltanto un fodero cilindrico, che fino al 1997 racchiudeva le parole di Papa Celestino V. Parole che ogni anno, nel pomeriggio del 28 agosto, vengono lette da un Cardinale nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila. Elegante, cortese e fiera, la Dama del Perdono, annualmente viene scelta tra giovani volti, per indossare abiti medievali ed essere la protagonista del Corteo della Perdonanza.

Il Corteo della Perdonanza è una tradizione che anticipa l’evento religioso dell’apertura della Seconda Porta Santa al mondo, quella della Basilica di Collemaggio all’Aquila, che dà l’avvio al giubileo annuale che, dai vespri del 28 a quelli del 29 agosto, permette ai fedeli provenienti da tutto il mondo di attraversare, realmente pentiti dei propri peccati e confessati, la Porta Santa, ottenendo l’indulgenza. Un rito religioso, i cui valori storici e sociali restano e resistono nel tempo. Un rito laico, che permette alla società civile di avvicinarsi e ritrovarsi nello spirito di Papa Celestino.

LE RACCOGLITRICI DI ZAFFERANO

È dalla terra che le donne del territorio aquilano traggono la propria forza. Donne dedite al lavoro che ottengono dall’attività nei campi la propria ricchezza, soprattutto interiore. Sono le Raccoglitrici di Zafferano, donne esili e dall’animo gentile, lavoratrici forti e coraggiose, dame dell’oro rosso. Indossano abiti semplici e colorati e quel fiore viola tra i capelli dorati evidenzia l’eleganza di queste contadine che, sulla Piana di Navelli, puoi vedere chine a raccogliere il frutto di una terra ricca. Un fiore colorato dai pistilli profumati, quello dello zafferano, che lascia nel “carattere” di queste contadine una fragranza che le rende uniche.

Lo Zafferano dell’Aquila è uno dei simboli enogastronomici del territorio, un prodotto a denominazione di origine protetta, proveniente dall’Altopiano di Navelli. Il terreno viene preparato in primavera per poi poter ospitare i bulbi, che saranno trapiantati nel mese di agosto e vedere con le piogge di settembre spuntare le prime foglie filiformi. Il fiore dello zafferano ha sei petali di colore roseo-violaceo, con tre filamenti rosso scarlatto e tre antere gialle. La raccolta dei fiori avviene durante il mese di ottobre prima della loro schiusa all’alba. Dopo la lavorazione e la tostatura si prepara, tramite macinatura, la polvere gialla che tutti noi conosciamo.

LA MAESTRA DI TOMBOLO AQUILANO

Sono le nostre mamme e le nostre nonne ad avere realmente nelle proprie mani questa arte così raffinata. Una tradizione antichissima, una professione, sempre più spesso una passione anche per le giovani donne che vogliono impararla. Sul “piumaccio”, il cuscino tipico, volano le mani delle Maestre di Tombolo, che con grande abilità spostano i “fuselli” da un lato all’altro fino a comporre un disegno unico e prezioso. Come uniche e preziose sono queste donne del merletto, dame dalle mani d’oro, che con il loro tocco paziente e creativo impreziosiscono quel cuscino con fili di lino e seta. Autodidatte, appassionate, molto spesso insegnanti, queste “dame per caso” vogliono tramandare la loro meravigliosa arte, dando nuova vita e nuova identità all’antico merletto aquilano. Un tesoro da affidare alle proprie figlie, perché ne siano custodi gelose!

Il Tombolo Aquilano è un’arte che risale al ‘400. Nell’antichità le donne coltivavano e poi filavano il lino, i cui fili insieme a quelli dell’oro o dell’argento venivano riccamente intrecciati nel cuore della terra aquilana. Ancora oggi la particolarità della lavorazione e la sua difficoltà, evidente nei tempi di produzione, fanno dell’intaglio tipico del Tombolo un prodotto ricercato.